18 – 25 gennaio 2021 Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani

“Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” (Gv 15, 5-9)

Nell’ora del dolore: la vite ed i tralci

Il Signore Gesù aveva rivolto queste sue parole (cfr Gv 15, 5-9) ai discepoli in un’ora di preoccupazione, incertezza per il futuro e sofferenza, subito prima della sua Passione. Siamo all’interno di alcune parole di Gesù che Giovanni raccoglie tra il racconto della cena con i suoi (Gv 13) e l’ora della Passione nel capitolo 18. Egli è preoccupato per i suoi discepoli, per ciò che avverrà dopo la sua Passione. Sono parole che volgono quindi lo sguardo e il cuore al futuro loro e nostro. Oggi l’umanità intera sta attraversando ancora una stagione di grande sofferenza, colpita nel profondo dall’epidemia di Covid-19 e dalle sue devastanti conseguenze sociali, economiche e morali. Non c’è stata nazione che non abbia avuto i suoi dolori ed anche coloro che sono stati risparmiati devono fare i conti con la crisi che ne è scaturita. Come reagire davanti a tutto questo? C’è ancora un futuro insieme? Potremo portare frutto? C’è chi ha scelto di ignorare le richieste di soccorso dei malati (pensiamo ai tanti anziani morti negli istituti!), chi ha deciso di chiudere ulteriormente i propri confini ed il proprio cuore, chi si è lasciato andare all’inerzia, chi ha espresso la         – segue nella terza pagina –

– dalla prima pagina – propria frustrazione e rabbia incolpando gli altri.

La risposta di Gesù nell’ora della prova è totalmente differente. Egli pronuncia un discorso carico di autorevolezza e allo stesso tempo di misericordia, indicando una strada inedita, che, allo stesso tempo, ha le sue radici più profonde nella Parola di Dio. “Io sono la vite, voi i tralci” è la prima affermazione, che probabilmente sorprese i discepoli riuniti intorno alla tavola con lui. L’immagine della vite, lo sappiamo, non è nuova nel Primo Testamento: essa rappresenta il bene più prezioso per i contadini israeliti, fonte di sostentamento e di gioia, causata dalla produzione del vino. … Riprendendo questo sostrato della tradizione, Gesù opera un cambiamento inaspettato: Egli stesso diventa la vite del Padre, mentre i suoi discepoli sono i tralci. Si fa garante cioè di un rapporto con Dio stesso destinato, attraverso la sua morte e risurrezione, a rimanere stabile, saldo, portatore di vita e di speranza, come la linfa che scorre dal centro della pianta verso le sue estremità, senza escludere quelle più periferiche. Gesù vuole rassicurare tutti noi tralci, ci chiede di non temere davanti alle difficoltà e ai tempi bui: la forza, l’energia vitale proviene da lui, non la dobbiamo cercare in noi stessi, o altrove. Il Signore non dimentica nessuno, neanche i rametti più piccoli e lontani, oppure quelli più nodosi e incalliti dal tempo; di tutti si prende cura. È un’indicazione davvero preziosa per noi, cristiani di diverse confessioni. Ogni fronda, ogni tralcio non è mai uguale all’altro, ha avuto un suo sviluppo, produce. 

Dal Sussidio: “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto”